PIETRE TROVANTI: le storie nascoste nelle imperfezioni

Pura e dura, come la pietra che lavora e trasforma. Tiziana Scaciga è la protagonista di questa storia, una storia che parla di sostenibilità, sogni che diventano progetti e oggetti che si trasformano: la storia di Pietre Trovanti.

Oggetti realizzati dagli scarti di produzione della pietra che gridano per essere notate; in fondo, un po’ come tutti noi.
“Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.

A sentimento, spiegaci che cos’è Pietre Trovanti.


Comincerei con una riflessione: perchè uno scarto è considerato tale?

È scarto tutto ciò che non è più utile alla produzione tradizionale, ciò che è considerato imperfetto, irregolare o difficilmente lavorabile. Gli scarti di lavorazione finiscono in discarica o sono soggetti ad un processo di downcycling, ad esempio, vengono frantumati per fare fondi autostradali.

Ponendo l’attenzione sugli scarti di lavorazione ho capito che avrei potuto creare un progetto per trasformare questo materiale, apparentemente marginale, in matrici per realizzare oggetti di design e arte applicata, sono vere e proprie risorse da valorizzare in ambito sociale e culturale. È proprio dall’osservazione dello scarto che si comincia ad immaginare cosa possa diventare, perchè la realtà può avere significati diversi, basta cambiare il punto di vista, la prospettiva.

Come nasce l’idea di Pietre Trovanti?

Nel 2015 ho deciso di riprendere contatto con le mie radici, tornare in Ossola: l’azienda di famiglia, Moro Serizzo, lavora la pietra da tre generazioni. Mio nonno vi si trasferì da Padova nei primi del Novecento come maestro scalpellino. Il mio è stato un percorso di formazione più culturale e sociale ma l’attrattiva di tornare alle origini mi ha riportato qui, a casa e all’antico mestiere.

Vedendo la quantità immensa del materiale di scarto della lavorazione della pietra ho avuto l’intuizione e ho cercato di capire ed esplorare la potenza in termini di cosa può emergere da ciò che è apparentemente marginale, appunto. L’Ossola è una valle caratterizzata da questo settore, è una terra selvatica, così come la pietra stessa è un materiale selvatico, difficilmente plasmabile ma è proprio questa la sua forza e la sua parte più affascinante.

Come si divide la collezione?

Ci sono tre macro temi:
TROVANTI: oggetti di più facile replicabilità, simili nelle loro diversità; per la loro realizzazione partiamo direttamente dal blocco o dal frammento. Cerchiamo di fare il minor numero possibile di passaggi in termini di lavorazione rigorosamente artigianale.
ERRANTI: pezzi unici che scegliamo per totale fascinazione e lavorate il meno possibile. Pezzi che recupero nei laboratori, nelle discariche, puro innamoramento.
ADAM: nasce da un anno di sperimentazione con Carlo Antonelli e la scultrice Marta Palmieri. Quando tagli la pietra si forma del fango di segagione (pietra + acqua) e ci siamo domandati: come sfruttare questo fango?

Così è nata l’idea della collezione Adam, unendo la sensibilità artistica di Marta al complemento d’arredo per creare oggetti di uso domestico. Le forme su cui lavoriamo sono archetipali.

Da dove hai iniziato e perchè hai continuato?

L’intuizione principale è nata dai carotaggi, cercando capire e interagire con questo materiale affinché non sia più fine a sé stesso ma possa rappresentare qualcosa di più evocativo, poetico. È cominciata così la collaborazione nel 2015 con Davide Crippa, dello Studio Ghigos, con cui abbiamo realizzato i primi prototipi, collezioni semplici, pure, poche lavorazioni, pochi gesti. Volevamo restare legati alla verità della forma della pietra recuperata e così abbiamo creato le prime collezioni, Satelliti e Variazioni, i primi porta-candele e vasi.

Per questa prima intuizione abbiamo ricevuto un riconoscimento per “innovazione più sostenibile”. Nel 2015 il tema della sostenibilità non era ancora così presente come oggi e siamo felici di aver contribuito nel portare l’attenzione in questa direzione. La fase iniziale è stato il punto fondante del nostro viaggio, crediamo profondamente nelle collaborazioni. E’ così che sono entrati in gioco lo Studio Zaven e la designer argentina Josefina Munoz.

Nel 2019 è stato prezioso l’intervento nella squadra di Luca Antonini e Andrea Scotton, con loro il cambiamento è passato anche attraverso il nome del progetto. Inizialmente “Recycled Stones” è così diventato “Pietre Trovanti” con un’identità ancora più profonda e più radicata nel territorio. Questo ha rappresentato un passaggio verso una base più solida valorizzando la commistione delle nostre anime, delle nostre sensibilità e professionalità: siamo refrattari alle mode e alle tendenze, per noi ciò che conta è avvicinarci all’identità della pietra di scarto con un approccio il più autentico possibile.

Collaborazioni internazionali:

Josefina Munoz: designer argentina che vive a Ginevra, con lei abbiamo realizzato la collezione Game of Stones, una serie di coffee table esposti alla Mint Gallery di Londra e in diversi studi di architettura e design.
Saif Faisal: designer indiano, la collaborazione è nata attraverso Instagram, fondamentale sono stati i punti in comune, la visione poetica per una creazione di complementi di arredo. Ora siamo in fase di prototipazione della nuova collezione in arrivo.

Quali sono le tue parole chiave?

Il valore dell’irregolarità e dell’imperfezione. Ci piace pensare che il cliente entri in relazione con la nostra filosofia. Sono oggetti che possono mutare nel tempo perché la pietra è una materia viva: può capitare che con l’acqua la materia con la quale interagiamo possa lasciar emergere un cambiamento nel colore, a volte ad esempio se il materiale è particolarmente ferroso si crea della ruggine bellissima – ed è proprio questo cambiamento insito nella ‘natura delle cose’ che per noi rappresenta il suo punto di forza, il suo valore, una storia di metamorfosi che continua perenne nel tempo.

La pietra è eterna per durabilità ma mutevole nel tempo.

Se consideriamo la pietra come un racconto di un tempo geologico primordiale, le pietre di scarto abbandonate nei luoghi della produzione, racchiudono e nascondono racconti inespressi, silenti. Ogni oggetto che è un espediente per raccontare una storia intrisa di valori. Noi vogliamo portare l’attenzione verso l’estetica e l’etica, sul rispetto del marginale, del diverso, tutto può essere veicolo di un messaggio, basta avere l’attenzione di ascoltarlo.

È davvero affascinante con quanta leggerezza Tiziana riesca a descrivere un materiale che è, di per sé, identificabile con la pesantezza ma non c’è davvero nulla di grave in ciò che Pietre Trovanti riesce a realizzare sarà che le parole di Tiziana ti trasportano leggiadre in un mondo quasi magico, un mondo in cui lo scarto è protagonista, un mondo dove l’emarginato diventa l’attore principale, un mondo di bianco e nero, romantico, accattivante, eternamente moderno.

Per scoprire il mondo di Pietre Trovanti: www.pietretrovanti.it
Instagram: pietretrovanti

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